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La
decorazione degli ambienti interni di Palazzo Baladassini fa parte
molto probabilmente di un programma unitario voluto dal committente
ed attende ancora un'interpretazione esaustiva.
Uno dei primi ambienti affrescati del Palazzo fu quello al pianterreno
nell'ala occidentale, dipinto tra il 1517 e il 1519 su disegno di
Giovanni da Udine. La decorazione, ispirata al criptoportico della
Domus Aurea, scoperta nel 1480, era del tutto in sintonia
con il gusto antiquariale che trionfava a Roma in quegli anni.
Nel soffitto, ai lati del riquadro centrale con lo stemma del Baldassini,
contornato da quattro granchi, è raffigurato un bestiario
costituito da animali esotici e fantastici.
Sulle pareti si dispiega una decorazione a grottesche con candelabri,
nastri, trofei, intervallata da tempietti in prospettiva con divinità
accompagnate dai loro cortei, recanti i simboli e gli attributi
che le identificano: Cerere e Marte, Nettuno e Giove nelle pareti
lunghe (probabilmente allusive ai quattro elementi: terra, fuoco,
acqua e aria) e ancora Venere, Bacco, Olpi, Sirene, Centauri, fra
i quali si aggirano un'infinità di uccelli, civette, topi,
ricci, scoiattoli.
Della decorazione del salone al piano nobile il Baldassini incaricò
Perin del Vaga, forse già introdotto in questo cantiere del
Sangallo, se non addirittura attivo come aiuto di Giovanni da Udine
per gli affreschi al pian terreno.
La
decorazione originale era articolata su due registri: l'inferiore,
scandito da paraste corinzie su alto zoccolo, ai lati di grandi
nicchie con solenni figure di filosofi e di nicchie piccole con
dei putti; il registro superiore, ritmato da cariatidi, ai lati
di riquadri raffiguranti episodi di storia romana: fra questi La
fondazione del tempio di Giove Capitolino e la Giustizia
di Zeleuco, ora conservati a Firenze nella Galleria degli
Uffizi.
A
causa delle trasformazioni subite dall'edificio nel corso della
sua storia, delle scene rimaste una si riferisce alla Leggenda
della ninfa Egeria e la seconda non è identificabile.
La
stanza da letto del Baldassini al piano nobile è ornata da
un fregio a girali d'acanto ed attribuita a Giovanni da Udine o
Perin del Vaga. Fra questa e lo studio è la stufetta, una
delle prime realizzate a Roma, dopo quella costruita nei Palazzi
Vaticani per il cardinale Dovizi da Bibbiena. La decorazione della
stufa è costituita da scene mitologiche e soggetti ispirati
all'acqua, forse la figurazione del mito di Apollo e Dafne.
In due dei cinque riquadri laterali superstiti, incorniciati da
un fregio con animali marini in cui ritorna il motivo del granchio,
sono raffiguratedue ninfe e Narciso
che si specchia nell'acqua
La
Sala del Consiglio è ornata da un fregio pittorico a riquadri
la cui attribuzione, a lungo oscillante fra Perin del Vaga e Polidoro
da Caravaggio, è piuttosto ascrivibile a quest'ultimo artista,
la cui attività nel Palazzo, in collaborazione con Maturino
da Firenze, è ricordata nelle Vite del Vasari. Forte
influenza hanno avuto su Polidoro le suggestioni michelangiolesche
della volta della Cappella Sistina e quelle degli artisti spagnoli
Pedro Machuca e Alonso Berruguete nella riproduzione di un'atmosfera
carica di tensione, nella quale si muovono figure dalle caratteristiche
fisiognomiche fortemente accentuate.
I
dieci riquadri, fortemente ritoccati nel corso del restauro degli
anni '50, sono intervallati sulle pareti lunghe da grifoni e su
quelle brevi da due coppie di putti ai lati dell'emblema araldico
del Baldassini. Il significato della narrazione, che inizia dalla
parete est, non è mai stato chiarito. Non è improbabile
che esso voglia alludere, in forma traslata, alle varie tappe della
vita e della carriera del proprietario, attraverso exempla
desunti dalla storia romana.
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